Economia

Investire in uno dei più grandi Paesi esportatori: il Brasile

2 settembre 2023

Il Brasile è il quinto Paese al mondo per estensione (due volte l’Unione Europea) e il sesto per abitanti (215 milioni). Il suo PIL è oltre la metà di quello dell’intero Sud America. L’economia brasiliana si basa prevalentemente sulle esportazioni (circa $340 miliardi nel 2023 e in aumento dell’86% rispetto al 2016) e sulla produzione agroalimentare, la quale rappresenta da sola il 25% del PIL. Il Brasile si conferma primo produttore ed esportatore di zucchero, caffè, succo d’arancia, soia e comunque ai primi posti anche nella carne, tabacco, alcool, mais, cotone, latte, frutta, cacao e miele. Rappresenta anche il secondo esportatore al mondo di ferro, dopo l’Australia e prima di Canada e Sud Africa. I principali partner commerciali del Brasile sono Cina, USA, Argentina, Olanda e Cile. Il Brasile inoltre fa parte dei cosiddetti paesi BRICS, quest’acronimo include le 5 economie emergenti più promettenti. BRICS sta per Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill ha coniato il termine BRIC (senza il Sudafrica) nel 2001, sostenendo che entro il 2050 le quattro economie BRIC avrebbero guidato l’economia globale. Il Sudafrica è stato aggiunto all’elenco nel 2010 e poche settimane fa è stato annunciato che altri 6 Paesi si uniranno al gruppo a gennaio 2024: Arabia Saudita, Egitto, Etiopia, Iran, Argentina ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è quello di creare un nuovo ordine mondiale che possa competere e superare nettamente nel lungo termine le economie occidentali.

Negli ultimi anni il Brasile ha affrontato un periodo in instabilità politica, che hanno però portato alla rielezione come presidente nel 2023 di Luiz Inazio Lula da Silva. Lula torna per la terza volta a capo del più importante paese sudamericano promettendo migliori condizioni per le classi svantaggiate e maggior rispetto per l’ambiente con una riduzione della deforestazione dell’Amazzonia.  Con una nuova leadership di governo, il Brasile presenta ottime prospettive economiche per il 2023, dedicando maggiori risorse alle politiche ambientali, alla lotta ai cambiamenti climatici, alla difesa dell’Amazzonia e dei popoli indigeni. Pertanto il programma nettamente più ecologista di Lula dovrebbe favorire l’energia verde e in generale tutti i settori legati ai temi ESG. Nelle aspirazioni di Lula c’è anche la creazione dell’UNASUR, l’ambizioso progetto di unione economica e politica dei Paesi del Sudamerica nato nel 2004 (ma miseramente naufragato nel 2018) per dare una voce unica al Sudamerica nella definizione di accordi commerciali con il resto del mondo. Staremo a vedere le mosse dell’attuale presidente. 

Nei prossimi anni il paese verde-oro potrebbe attirare ingenti capitali da investitori esteri legati ai temi della sostenibilità. Infatti, il Brasile può svolgere un ruolo chiave nella transizione ecologica, data l’abbondanza di risorse naturali. McKinsey stima che entro il 2040 il Brasile attirerà capitali per 125 miliardi di dollari. Basti pensare che oltre il 46% dell’energia prodotta dal Brasile proviene da fonti di energia rinnovabile e il 66% dell’elettricità è generata dall’energia idroelettrica. 

Il grafico indica il confronto tra il Brasile, l’UE, gli USA e il resto del mondo in termini di quanta energia proviene da energia rinnovabile: dal 2015 il Paese sudamericano ha riscontrato una forte crescita.

Anche le posizione geografica premia il Brasile in quanto l’incidenza solare nel sud-est e nord-est è molto interessante per la generazione di energia solare. Inoltre, i venti offshore al largo della costa nazionale favoriscono la produzione di energia eolica. Le aziende brasiliane hanno investito e stanno investendo per trarre il massimo beneficio da queste fonti.

L’agenzia di valutazione del rischio Fitch ha migliorato il rating del Brasile da BB- a BB, con prospettiva stabile. Analizzando il rischio attuale, l’agenzia Fitch argomenta che “il Brasile ha compiuto importanti progressi per affrontare le sfide economiche e fiscali”. Tuttavia le proiezioni di crescita del PIL secondo Fitch sono inferiori a quanto previsto dalle autorità brasiliane (2,6%). L’agenzia di rating prevede infatti una crescita del prodotto interno lordo (PIL) reale del 2,3% nel 2023 e una convergenza verso un ritmo tendenziale del 2% annuo, a medio termine. Invece, S&P e Moody’s confermano il rating di BB- e Ba2 per il Brasile. Ciononostante anche S&P si esprime favorevole con un outlook positivo.

L’indice azionario più rappresentativo del Paese sudamericano è il Bovespa, che segue l’evolversi dei 100 titoli brasiliani più importanti. Da inizio anno, l’indice è su dell’8,8%, mentre dal 2006 ad oggi ha generato un rendimento cumulativo di circa il 190%.

Si può investire nell’evoluzione dell’economia brasiliana, ad esempio, attraverso vari ETF che replicano  2 indici:

MSCI Brazil. L’indice replica i più grandi e liquidi titoli azionari brasiliani. Si compone di circa 50 aziende ed piuttosto concentrato. Infatti, l’indice è guidato da Vale SA, con un peso del 13%. I settori delle materie prime, finanziario ed energetico, rappresentano quasi il 50% dell’intero portafoglio.

FTSE Brazil 30/18 capped. L’indice FTSE Brazil replica aziende brasiliane a grande e media capitalizzazione. Qui il numero di imprese è di circa 100 ed è altrettanto sovraesposto su Vale SA (12%) e Petrolio Brasileiro (14%). Nonostante il peso delle prime 10 società sia simile all’MSCI Brazil,  il FTSE Brazil ha un’esposizione più ampia e distribuita sul mercato Brasiliano.

Una delle società più influenti in Brasile è sicuramente Vale SA, uno dei maggior produttori di ferro, nichel ed altri metalli. Essendo un’impresa con più di 80 anni di storia, Vale SA si è assicurata nel tempo un vantaggio competitivo in termini logistici avendo investito molto in ferrovie e trasporti navali. Grazie alle economie di scala l’azienda mineraria è in grado di resistere alle fluttuazioni del prezzo del ferro e alle problematiche legate all’economia brasiliana. Il principale rischio a cui è esposta Vale SA sono i danni ambientali e le mutevoli normative legate a questo tema. Vale ha una capitalizzazione di mercato di circa $60 miliardi e presenta un dividend yield del 6,15%. Nel 2022 ha registrato un fatturato di oltre $40 miliardi e un utile netto di circa $20 miliardi.

L’economia brasiliana affronta diverse sfide strutturali, tra cui significative disuguaglianze economiche (come si nota dal grafico seguente), assenza di adeguate infrastrutture, elevati tassi di criminalità e corruzione. Questi fattori possono influenzare la stabilità economica e la fiducia degli investitori.

Il mercato del lavoro brasiliano è invece caratterizzato da alti livelli di disoccupazione:

Nel corso degli anni, il Brasile ha lottato con alti tassi di inflazione e fluttuazioni dei tassi di interesse. La Banca Centrale del Brasile ha spesso dovuto adottare politiche monetarie per controllare le fluttuazioni e stabilizzare l’economia. Crisi finanziarie, inflazione elevata (attualmente 3,16%) e instabilità politica hanno avuto un impatto negativo sulla stabilità macroeconomica e di conseguenza sulla fiducia degli investitori.

Investiresti nel mercato azionario Brasiliano?

Fonti: 

  • Trading economics
  • Investopedia
  • Il Sole 24 Ore
  • Just ETF
  • We-wealth
  • Instituto Brasileiro De Geografia e Estatistica (IBGE)
  • Our world in data
  • McKinsey
  • The World Economic Forum

Articolo a cura di Riccardo Lombardo

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