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Il mercato dell'arte: un'asset class alternativa

17 aprile 2023

Il mercato delle opere d’arte ha affrontato negli ultimi tre anni numerose sfide rappresentate principalmente dal diffondersi della pandemia, dall’esplosione del commercio online, dall’inflazione e dal conseguente aumento dei tassi di interesse, e dal nascere di nuove applicazioni artistiche, guidate dal progresso tecnologico e dalla blockchain. Si intende, in tal caso, la rapida ascesa e il recente declino degli NFT (Non-Fungible-Token). A ciò si aggiunge l’inasprirsi dell’incertezza in merito al futuro dell’economia globale. Come le asset class tradizionali (azioni e bond), anche il prezzo delle opere d’arte può essere influenzato dagli eventi macroeconomici. Tuttavia, trattandosi di un’asset class Alternativa, come il real estate, l’arte può riscontrare delle oscillazioni decorrelate dai listini azionari e obbligazionari. Per questo motivo, possono rappresentare per gli investitori una buona opportunità per diversificare ulteriormente i propri portafogli, diminuendo la volatilità e quindi il rischio. L’arte ha ovviamente dei limiti, in termini soprattutto di illiquidità e di accessibilità.

Il mercato dell’arte può essere classificato per metodologia di vendita delle opere (aste o vendita diretta), per valore di mercato, per tipologia di arte (es. classica, moderna) e per Paese.

Complessivamente nel 2022 il mercato è cresciuto del 3% su base annua, raggiungendo i valori pre-pandemici del 2019 e gli oltre $67,8 miliardi. Il motivo principale è da individuare nella fine dei lockdown nei principali paesi occidentali e da un numero sempre più alto di miliardari che hanno spinto a rialzo, soprattutto, i prezzi delle opere con valori superiori a €10 milioni.

Il 2022 ha visto il mercato dell’arte rimanere resiliente, rafforzandosi ulteriormente, nonostante la grave incertezza economica e il ritorno della guerra in Europa, eventi che hanno determinato una contrazione dell’azionario e dell’obbligazionario. Tuttavia, seppur in crescita del 3%, le vendite globali di opere d’arte non sono state così forti quanto nel 2021, anno in cui sono aumentate del 31% rispetto al punto più basso indotto dalla pandemia nel 2020. I risultati del 2022 sono stati più divergenti, con variazioni delle performance per settore, regione e segmenti di prezzo, che hanno portato ad una crescita contenuta. Lo stesso è accaduto per il volume delle transazioni, diminuite drasticamente di circa il 23% nel 2020, e cavalcando una forte ripresa nell’anno successivo, in aumento del 19% a 37,3 milioni. Nel 2022, il volume è aumentato marginalmente (1%) a 37,8 milioni.

La pandemia da COVID-19 ha generato un contesto operativo molto difficile per il commercio d’arte, con restrizioni su viaggi, mostre ed eventi che hanno contribuito ad una contrazione delle vendite del 22% nel 2020, a $50 miliardi, il minimo storico dalla crisi finanziaria globale del 2009 quando le vendite sono diminuite del 36%. Le ricadute della crisi finanziaria globale del 2009 hanno colpito quasi tutti i segmenti del mercato, compresa la fascia alta. Tuttavia, proprio come nel 2011 (dal 2009 al 2011 le vendite d’arte globali sono aumentate in valore del 63% a causa soprattutto di un mercato cinese in forte espansione), anche nel 2021 gli investimenti nell’arte si sono ripresi rapidamente, spinte sia dal rapido adattamento del mercato ai canali digitali sia da un maggiore potere di acquisto delle fasce più ricche della popolazione (High-Net-Worth), per via di tassi di interesse pari allo zero. Ciò è stato però accompagnato da una ripresa meno pronunciata rispetto al 2009-2011, con vendite dal 2020 al 2022 in aumento del 35%.

Per i collezionisti d’arte, il 2022 è iniziato con grande ottimismo sulla scia della riapertura di fiere, esposizioni ed aste fisiche. Il primo semestre dell’anno è stato caratterizzato da forti vendite nel settore delle aste. Tuttavia, con l’avanzare dell’anno e il dispiegarsi dell’instabilità economia e geopolitica, il contesto si è rilevato più difficile del previsto. Nell’ultimo trimestre, nonostante la vendita record di Christie’s della straordinaria collezione di Paul Allen a New York per un valore di $1,6 miliardi (l’asta più ricca di tutti i tempi), il mercato ha iniziato a raffreddarsi, con compravendite più contenute durante gli eventi. Le rigide politiche anti-COVID in Cina hanno anche comportato la cancellazione di numerose fiere e aste in tutto il 2022, impattando profondamente sull’intero mercato dell’arte.

In ogni caso, le vendite nel 2022 sono state maggiori rispetto ai livelli pre-pandemia, raggiungendo quasi il picco del 2014. Un fattore significativo, come scritto in precedenza, che ha aiutato il mercato a contrarsi di meno (a riprendersi più rapidamente) è stata l’ampia domanda della fascia più ricca della popolazione. I miliardari globali hanno riscontrato un aumento sostanziale della loro ricchezza di quasi un terzo nel 2020, a differenza del 2009 quando il numero di miliardari diminuì del 30% e la loro ricchezza di oltre il 45%. Nel 2021 la ricchezza della fascia alta ha raggiunto il picco storico di $13.600 miliardi, suddivisa tra 2.657 individui. L’espansione della ricchezza per le persone più ricche del mondo ha indubbiamente aiutato il mercato dell’arte a superare la crisi del COVID-19 meglio di quanto avrebbe fatto altrimenti. Questi si sono ancorati soprattutto alle opere d’arte e agli artisti più affermati (chiamati blue-chip come accade per le aziende mature e solide), così da ridurre il rischio.

Il settore delle aste ha rappresentato il 45% del valore delle vendite nel 2022, in calo del 2% YoY, mentre quello dei dealer e delle gallerie sono state pari al 55%. Gli Stati Uniti sono stati uno dei mercati con le performance migliori nell’anno passato, e hanno mantenuto, come si nota dal grafico, la loro posizione di primo piano nelle classifiche globali: il 45% del commercio d’arte avviene negli USA, seguito da Regno Unito e Cina. Il Dragone Asiatico ha avuto un anno peggiore nel 2022, con restrizioni che hanno bloccato l’attività e le vendite, con eventi ridotti o annullati. Le vendite sono diminuite del 14% su base annua a $11,2 miliardi e, sebbene siano ancora superiori del 13% rispetto al 2020, questo è il livello più basso dal 2009.

Uno degli aspetti più significativi degli ultimi anni del mercato dell’arte è stato sicuramente lo sviluppo dell’e-commerce. Nel 2020, le vendite online hanno raggiunto il livello record di $12,4 miliardi, raddoppiando di anno in anno a causa delle restrizioni adottate durante la pandemia. La crescita è continuata nel 2021, con vendite che hanno raggiunto i $13,3 miliardi, un aumento del 7%. Tuttavia, nel 2022, quando le mostre, le vendite all’asta e le fiere hanno ripreso ad essere dal vivo, sia i rivenditori che le case d’asta hanno riportato una riduzione della loro quota aggregata di puro e-commerce. Le vendite online sono scese a $11 miliardi, un calo del 17% YoY, ma comunque in netto aumento rispetto ai livelli del 2019, di ben l’85%. La quota di vendite online nel 2022 è stata pari al 16% del valore del fatturato totale del mercato dell’arte, in calo del 4% su base annua e del 9% rispetto al picco del 2020.

Ciò che ha rivoluzionato, e lo continuerà a fare con più forza soprattutto in futuro, il mercato dell’arte negli ultimi due anni è stata l’applicazione della blockchain all’arte, o meglio il sorgere degli NFT. Ricordiamo come la blockchain sia una network decentralizzata in cui è possibile effettuare transazioni senza l’intervento di un intermediario, conservandone le informazioni in “blocchi” crittografati. Negli ultimi anni, le piattaforme online hanno messo in discussione il ruolo e l’importanza degli intermediari, come le case d’asta, consentendo comunicazioni e scambi più diretti tra artisti e collezionisti. Le piattaforme NFT coprono diverse categorie di oggetti da collezione, tra cui arte, sport, musica ecc. Gli NFT basati sull’arte hanno rappresentato solo il 2% del valore di tutte le vendite di NFT nel 2019, ma la loro popolarità è aumentata rapidamente e nel 2020 aveva raggiunto il 24%, il doppio della quota del segmento ormai dominante degli oggetti da collezione. Entro il 2021, l’arte e gli oggetti da collezione costituivano la maggioranza (65%) delle vendite di NFT, ma l’arte era ancora una volta la componente più piccola (14%). Mentre l’espansione degli oggetti da collezione è continuata nel 2022 e questo segmento è diventato di gran lunga il più grande per valore, l’arte è tornata ad una quota dell’8%, poiché i valori delle vendite in questo segmento sono diminuiti significativamente più di altri.

Considerando solo le vendite degli NFT sull’arte, queste hanno registrato un incredibile incremento sia in valore che in volume, da un minimo di $605.000 nel 2019 a poco più di $20 milioni, prima di raggiungere il picco nell’agosto 2021 di circa $2,9 miliardi. Dal picco, le vendite si sono raffreddate, smorzando l’euforia che si era creata.

Gli NFT avevano infatti attirato un’ampia platea di speculatori interessati principalmente ad acquistare e rivendere in un breve periodo di tempo. Il tempo medio tra l’acquisto e la rivendita di NFT legati all’arte nel 2021 è stato di soli 33 giorni, il che implica che venivano acquistati e rivenduti entro circa un mese (rispetto al periodo medio di rivendita sul mercato dell’arte di 25-30 anni). Il grafico seguente mostra i prezzi in rapida ascesa che hanno attratto anche scambi speculativi, con il prezzo medio di un NFT relativo all’arte che è aumentato di oltre 20 volte rispetto alla fine del 2020 fino al picco nell’agosto 2021.

Nel 2019, c’erano 2.287 acquirenti unici e 1.891 venditori unici coinvolti in transazioni NFT legate all’arte, e questo numero è salito a 153.382 acquirenti e 92.252 venditori entro il 2021. Nonostante il calo del mercato nel 2022, c’è stata ancora un’espansione nel numero di portafogli, con venditori unici in aumento del 55% a 180.416 e acquirenti in aumento del 14% a 174.764. Ciò è stato guidato soprattutto da un aumento dei partecipanti al mercato secondario.

Le opere d’arte rappresentano una particolare asset class, classificata nell’ampio spettro degli Alternative Investments, capace di aumentare la diversificazione di un portafoglio, essendo decorrelata rispetto all’azionario e all’obbligazionario. Non solo potrebbero permettere di ridurre il rischio ma anche di migliorare i rendimenti. Utilizzando i dati delle transazioni pubbliche dagli anni ’60 ad oggi, Masterworks ha strutturato degli indici che replicano l’andamento del mercato dell’arte: tra il 1995 e il 2022, l’arte contemporanea in particolare si è apprezzata ad un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 12,6%, battendo l’S&P 500.

Come detto, i prezzi dell’arte contemporanea hanno storicamente mostrato una bassa correlazione con le altre asset class, anche durante periodi di stress finanziario ed economico. L’indice di correlazione con l’S&P 500, tra il 1995 e il 2022, è stato pari a 0,01, con i corporate bond del -0,09 e con l’oro dello 0,14. Lo si può notare dal grafico seguente:

È possibile osservare anche un indice che rivela l’ipotetico risultato finanziario che si otterrebbe se si investisse sugli artisti più venduti al mondo, i blue-chip (es. Bansky, Picasso) per beneficiare finanziariamente del loro successo: l’Artprice100. Nel grafico il confronto con l’S&P 500:

Tuttavia, gli investitori nel settore dell’arte dovrebbero aspettarsi rendimenti più paragonabili a quelli delle obbligazioni, con l’obiettivo di proteggersi dall’inflazione e mantenere il proprio potere di acquisto. Investire in opere d’arte non è per nulla semplice, in particolare per 3 motivi:

– La scelta dell’artista può essere difficile.

– Potrebbe essere necessario trattenere l’opera per periodi di tempo prolungati, vista l’illiquidità intrinseca al mercato.

– L’arte richiede manutenzione (es. controllo umidità, temperatura, luce solare, e tanti altri fattori).

Se non si vuole acquistare direttamente un’opera d’arte è possibile investirvi tramite “fondi d’arte”, come ad esempio accade con MasterWorks. Si tratta di un gestore di fondi che acquista opere d’arte blue-chip alle aste, crea una holding per ogni opera, e la registra ala SEC emettendo delle azioni. La cartolarizzazione delle opere d’arte rende più accessibile l’investimento e più liquido il mercato, ma gli investitori devono pagare delle commissioni, non basse, e non possono impossessarsi fisicamente dell’opera. Purtroppo non esistono ancora ETF sull’arte o fondi comuni di investimento.

Alcuni degli indici invece più comuni per tenere traccia del mercato dell’arte sono l’Art 100 Index di Art Market Research, e il già citato Artprice 100 Index. Tuttavia, è bene sapere che tali indici rappresentano solo i prezzi d’asta delle opere d’arte vendute. Tutti i costi associati all’investimento in opere d’arte vengono ignorati. Il prezzo di vendita di un’opera potrebbe non generare alcun profitto se l’opera d’arte viene venduta a un prezzo inferiore all’importo dei costi iniziali (incluse imposte sulle vendite, trasporto e valutazione). Inoltre, i prezzi del mercato dell’arte non si aggiornano ogni momento o giorno come i prezzi dei titoli scambiati nei mercati finanziari. Gli indici delle opere d’arte si basano sui dati d’asta disponibili. Se un’opera d’arte non viene mai venduta, allora non ci sono dati. Gli indici sembrerebbero quindi distorti per tenere traccia solo dei “vincitori”.

Fonti:

  • UBS
  • Art Economics
  • MasterWorks
  • Art Market Research

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Nota bene: lo scopo dell’articolo è esclusivamente didattico ed esso non deve intendersi come la promozione di un particolare investimento. Tutti i marchi citati sono dei relativi proprietari.